Enrico Vandini presidente di We are onlus: “La guerra in Siria e quelle stragi dimenticate “

  •  Allora, cosa sta accadendo in Siria da ormai cinque anni? La verità di chi guarda la guerra con i propri occhi e senza i filtri dei media che tendono a sottovalutare le stragi.

“Quello che sta accadendo in Siria da 5 anni è fin troppo chiaro agli occhi di chi dall’inizio si è interessato a questo dramma che è stato definito da fonti dell’Onu “il più grande dramma umanitario dopo la seconda guerra mondiale”. Un regime non democratico che per anni ha obbligato il popolo siriano a vivere in uno stato perenne di terrore, con i servizi segreti più sanguinari del mondo ha reagito ad alcune manifestazioni pacifiche reprimendole nel sangue con una ferocia che all’inizio fu condannata in modo aperto da altri leader arabi. Molti appartenenti alle forze armate del regime si sono dissociati da questa repressione e ne è nato un conflitto che ora ha assunto contorni non chiari viste le tante fazioni in campo ma credo sia giusto e rispettoso per chi nel frattempo ha perso la vita ricordare con chiarezza quali sono state le origini di tutto ciò. I media non solo sottovalutano ma dall’inizio del conflitto non hanno dato notizie di quanto stava accadendo e i risultati sono fin troppo evidenti: basterebbe fare un sondaggio tra i nostri connazionali per avere la certezza che l’opinione pubblica non ha davvero idea di come sia iniziato questo conflitto e di cosa stia accadendo oggi giorno. Peggio dei media italiani credo che abbia fatto l’unione europea nei confronti dei tanti profughi che hanno dovuto scegliere, per loro e per i loro figli, se fosse preferibile morire in Siria o se, piuttosto, rischiare la vita nel Mediterraneo nella speranza di un futuro migliore. A questo proposito continuo a consigliare la visione di IO STO CON LA SPOSA, alla cui realizzazione abbiamo partecipato come WE ARE ONLUS che offre una descrizione fin troppo chiara di quanto sia accaduto. Sarebbe bello che la proiezione di questa pellicola fosse resa obbligatoria nelle scuole italiane per cercare di sensibilizzare almeno i più giovani visto che le generazioni più grandi sembrano imprigionate in un egoismo che non ha davvero giustificazione. Parlando di guerra in Siria non posso poi evitare di mettere in luce le criminali responsabilità di nazioni quali Russia ed Iran che dall’inizio hanno sostenuto il sanguinario Assad. Lo stesso Iran con cui Italia e altri paese dell’unione europea si sono affrettati a stringere affari economici senza spendere una che sia una parola circa il ruolo nella guerra siriana e, ancora peggio, sulla condizione dei diritti umani in quel paese”.

 

  • Perché questa guerra non interessa così tanto tranne quando si può sbattere un bambino in primo piano e fare sensazionalismo? Tra l’altro, secondo un giornalista esperto di guerra e politica internazionale, (Gian Micalessin) la foto del bimbo appena tirato fuori da sotto le macerie, sarebbe stata scattata da combattenti dell’Isis per tirare acqua al proprio mulino…

“Non so, francamente, se sia solo questa guerra a non interessare più l’opinione pubblica o se invece la stessa sia diventata egoista e superficiale su queste questioni. Ricordo orde di manifestanti davanti alle ambasciate Usa e nelle piazze in occasione della guerra del Golfo e mi chiedo dove siano finiti tutti questi presunti appassionati della pace e dei diritti umani. Forse che il movimento pacifista si muova solo quando sono coinvolte alcune nazioni? Quando fu evidente l’uso di armi chimiche da parte del regime di Assad il presidente Usa dichiarò che l’oltrepassare quella linea avrebbe provocato un intervento ma poi, evidentemente, anche lui ha cambiato idea lasciando quei 1400 morti senza giustizia né un ricordo se non nella mente di pochi. La polemica circa il fatto che la foto del bambino sia stata creata ad hoc mi pare davvero sterile ed inutile; avrei altre mille storie da raccontare e che in parte abbiamo documentato su social e l’indifferenza generale è la stessa da 5 anni a questa parte. Se i mezzi di informazione avessero davvero voglia di onorare la loro professione sono infinite le storie che potrebbero documentare ma si preferisce affidarsi ad una fonte di agenzia per scrivere un articolo che faccia scalpore. Anche i Ministeri degli Interni di tutti i paesi in cui questi profughi hanno chiesto asilo sono pieni di testimonianze su quanto hanno subito ma evidentemente tutte queste storie non creano interesse ed è triste se non peggio che il passato non ci abbia davvero insegnato nulla e che i diritti umani siano messi in secondo piano rispetto al business e alla geo politica”.

 

– Quale il ruolo reale del governo e quale quello dei ribelli a giudizio di chi vive da vicino la situazione?  Entrambi si rendono colpevoli di torture e stragi. La comunità internazionale, cosa sta facendo di concreto per cercare di avviare alla fine la guerra civile siriana? 

“Sono convinto che la responsabilità maggiore delle Istituzioni europee ed internazionali sia quella di essere rimasti immobili per troppo tempo davanti a questa guerra ed oggi gli attori in campo sono tanti, troppi e con scopi ben diversi da quelli che hanno dato vita alla ribellione. L’interesse dell’Iran è sempre stato di stampo strategico ma anche religioso e questo ha portato una connotazione di guerra religiosa in una delle poche nazioni mediorientali dove le varie religioni hanno sempre convissuto in maniera esemplare. Ora tutto è diventato talmente confuso che ancora mi chiedo come sia possibile che la Russia bombardi civili e strutture ospedaliere senza che nessuno, e ribadisco nessuno, ne chieda conto. Vogliono davvero farci credere che, con la tecnologia sofisticata di cui ogni stato dispone, queste stragi non siano attribuibili? Si crede davvero che dopo 3 anni il mondo si sia accorto della presenza di Isis senza che un giornalista o un libero pensatore si chieda o chieda ai diretti interessati con chi Isis ha fatto e continua a fare affari? A chi sono stati venduti reperti archeologici e petrolio depredati dallo stato islamico? Chi ha venduto a costoro armi e logistica? Sarebbe ora che alcuni aspetti venissero chiariti perché nonostante il vergognoso silenzio steso su questa situazione le persone che ancora credono alle favole sono poche. Isis esiste perché a qualcuno andava bene che crescesse, qualcuno ha fatto affari d’oro con questi terroristi e continua a farli e sarebbe ora che queste responsabilità venissero accertate e denunciate. La mia esperienza e le mie conoscenze in materia mi fanno credere che per cessare il conflitto in corso le parti in causa debbano prendere atto  che il popolo siriano non accetterà mai che la figura di Assad rimanga al potere e in questo sono assolutamente d’accordo con loro. La comunità internazionale dovrebbe poi prendere atto una volta per tutte di non potere decidere le sorti di altri paesi di cui conosce poco o nulla basta vedere le difficoltà create in Libia ad un governo creato a tavolino e affidato ad un personaggio con un cv a dir poco imbarazzante”.

 

 

  • Cosa accade nel quotidiano, come si riescono a gestire gli aiuti, come si riesce a distribuire cibo, medicinali eccetera?

“Gestire il quotidiano, avendo scelto di aiutare il popolo siriano, è a dir poco complicato e solo l’affetto e la grande stima che proviamo per loro ci sostiene e ci aiuta ad affrontare le grandi difficoltà. Va tenuto conto soprattutto del fatto che quando abbiamo iniziato ad operare in questo dramma mai e poi mai avremmo immaginato che il conflitto durasse tanto. I nostri primi progetti erano volti a coprire le prime emergenze confidando sul fatto che in un tempo assai più breve si sarebbe lavorato per la ricostruzione. Per quanto riguarda il nostro lavoro siamo riusciti a creare una buona rete di contatti in Turchia e anche in territorio siriano ma siamo costretti ad operare da soli vista la scarsa collaborazione delle istituzioni. La spedizione di container e lo sdoganamento degli stessi richiedono costi enormi e pratiche burocratiche per nulla facilitate dal fatto che sono effettuati a fini umanitari. Non è facile per noi, che lavoriamo come volontari e abbiamo tutti una attività lavorativa, gestire tutto questo ma, ripeto, grandi sono il nostro impegno e la nostra tenacia e posso serenamente affermare che andiamo molto fieri dei progetti realizzati nel corso di questi anni”.

  • Da quanti anni sei presidente di We are onlus ed attraverso quali canali, da quanto tempo ed in che modo operate in Siria?  Ci parli più approfonditamente della tua associazione?

“We Are Onlus è stata fondata il giorno 11/09/2013 e ci stiamo organizzando per festeggiare il nostro terzo compleanno insieme ad amici e sostenitori e io sono presidente da quella data. I primi nostri progetti prevedevano l’invio di container di aiuti quali vestiario, scarpe, giochi, farmaci e generi alimentari poi abbiamo cercato di ottimizzare il nostro impegno e di creare qualcosa di più concreto e duraturo. Viste le necessità riscontrate sul campo abbiamo deciso di aprire una sala parto in territorio siriano per dare alle donne la possibilità di partorire in ambiente sicuro e idoneo e assisterle anche a livello ginecologico e ostetrico. La sala parto è stata dotata di una incubatrice, che per fortuna è stata utilizzata poco, ed il personale che vi lavora è tutto siriano. Questa struttura nel tempo è cresciuta ed ora opera anche come ambulatorio pediatrico. In questi anni abbiamo poi collaborato con altre associazioni o enti contribuendo alla realizzazione di un ospedale sostenuto da una Ong francese acquistando un generatore di ossigeno e di corrente di cui la struttura aveva necessità. Abbiamo acquistato un bobcat da utilizzare sia per la rimozione dell’immondizia che della neve e abbiamo fatto arrivare una ambulanza che ci è stata donata da una sede locale della CRI; abbiamo anche contribuito all’acquisto di tende da campo per gestire una emergenza profughi provenienti nella cittadina siriana di Azaz in fuga da Aleppo. Abbiamo sostenuto famiglie bisognose durante il Ramadan e contribuito all’acquisto di galline da uova. Abbiamo sostenuto e continuiamo a farlo anche i profughi che sbarcano sullo coste siciliane in collaborazione con una associazione che opera in quella regione. Tanti sono i progetti realizzati e senz’altro me ne sto dimenticando per cui invito chi ci legge a seguire il nostro sito www.weareonlus.org. la nostra pagina https://www.facebook.com/WEAREonlus/?ref=bookmarks e il nostro gruppo https://www.facebook.com/groups/onlusweare/ dove puntualmente documentiamo i nostri progetti e cerchiamo di sensibilizzare chi ci segue. La settimana scorsa insieme ad alcuni volontari siamo scesi in una cittadina turca nelle immediate vicinanze del confine con la Siria dove abbiamo portato aiuto a bambini orfani e alle strutture che li assistono come già avevamo fatto a Natale e a Pasqua e posso assicurare che al ritorno da esperienze come queste le energie rinascono in maniera quasi miracolosa e si parte a testa bassa per realizzare nuovi progetti con lo scopo di non lasciarli mai soli”.

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