Silvia Alicandro: ” Una banca dati ed un pool anticrimine contro la pedofilia”

Silvia

  • Silvia Alicandro, mediatrice familiare, consigliere del Comites, insegnante. Ci  racconti qualcos’altro di te?

“Quando sono venuta a vivere a Monaco pensavo che avrei lavorato meno e che avrei dedicato il mio tempo, oltre che alla famiglia, allo studio della lingua, alla lettura e al volontariato, ma dopo un anno di relativo riposo ho ricominciato ad impegnarmi su vari fronti. Mi piace lavorare e mi piace stare a contatto con le persone e se necessario rendermi utile; per me conoscere e confrontarmi con altri è indispensabile e non sempre è facile incontrare persone interessanti, ma quando capita è una fortuna, soprattutto quando si trasformano in vere amicizie. Quelle vere ovviamente si contano sulle dita di una mano; per me le amicizie che ho sono state fondamentali nella mia vita e so di poter contare su di loro in qualsiasi momento e viceversa. Molti amori sono finiti, ma le amicizie sono sempre rimaste.Mi piace anche molto viaggiare, soprattutto andare in barca a vela e qui mi manca il mare. Ci sono nata al mare e anche se appena posso ci vado, mi sembra sempre che mi manchi qualcosa: l’orizzonte, il suono, il profumo”.

  • Cosa ti ha spinto a decidere di venire a vivere a Monaco?

“Mio marito è un ricercatore chimico ed insegna alla Technische Universität di Monaco ed era impensabile rinunciare ad una offerta simile, nonostante a Trieste avesse un lavoro stabile. Un ricercatore non può lavorare senza fondi e l’Italia, come sappiamo, investe poco nella ricerca rispetto alla Germania, così come nei giovani e in tanto altro. Quindi direi che abbiamo colto un’opportunità e Monaco ne offre molte anche per nostro figlio,  oltre ad essere una bella città“.

  • Come ti trovi?

“Come dicevo prima non posso dire di non essere felice a Monaco, anche se mi manca il mare. Abito in pieno centro, vicino all’ Englischer Garten e posso finalmente andare sempre in bicicletta, al teatro o al cinema. La vita culturale qui non manca di certo. Inoltre Monaco non è molto lontana dall’Italia e questo mi permette di tornarci spesso”.

  • Quali le differenze tra la società monacense e quella italiana?

“Vivo a Monaco da troppi pochi anni per esprimere un giudizio oggettivo; ho la sensazione che qui manchi un po’ il calore dell’accoglienza e dell’ospitalità che si possono facilmente sperimentare soprattutto nel meridione dell’Italia. Apprezzo molto invece il fatto che qui sono in molti ad usufruire dell’offerta culturale; i teatri e i musei sono sempre pieni e accessibili a tutti. Inoltre è bello vedere che i mezzi di comunicazione sono più curati rispetto a quelli italiani”.

  • Parliamo delle tue attività : oltre ad essere mediatrice familiare, sei in prima linea nella difesa dei bambini che subiscono violenza e nella lotta alla pedofilia. Attraverso quali strumenti te ne occupi ed in che modo?

“Sono ormai molti anni che, insieme al mio gruppo di lavoro e soprattutto con la nostra esperta la dottoressa Valentina Morana ( ha scritto anche un libro “La pandemia dei cervelli pedofili” Armando Editore), ci occupiamo a livello nazionale e internazionale di proteggere i bambini e i ragazzi. Erroneamente si ha dell’infanzia un’immagine felice e spensierata (come invece dovrebbe essere) ed è difficile capire che, oggi più che mai, gli orchi e i mostri che perseguitano i bambini sono molti e sono ovunque. I bambini sono diventati carne da macello e la gente spesso gira lo sguardo da un’altra parte perchè non vuole sentire e neanche immaginare cosa devono subire i bambini che vengono scelti  e richiesti dai loro carnefici sempre più piccoli. Stiamo tentando anche a livello politico di ottenere l’istituzione di una banca dati dei pedofili e la formazione di un pool anticrimine organizzato come avviene in altri Paesi europei. Ma è molto difficile in Italia; qualche hanno fa hanno tentato anche di ridurre le sedi della Polizia Postale, invece di aumentarle e supportarle. D’altra parte il giro di affari è enorme e i bambini non votano, quindi non contano. Un bambino di soli sette anni ha detto alla mia collega psicologa che nel mondo dei grandi non c’è giustizia. Ed è così purtroppo. A Trieste, dove ho vissuto oltre 25 anni, e per la prima volta in Italia, la candidata sindaco Alessia Rosolen, su nostro suggerimento, ha inserito nel suo programma l’istituzione del registro dei pedofili. Spero riesca ad essere eletta, nonostante non ne condivida il pensiero politico, anche se oggi destra e sinistra non hanno più alcun significato; per come stanno andando le cose in Italia contano solo i programmi e i fatti, oltre alla competenza e all’onestà”.

  • Parliamo di omogenitorialità ed alienazione parentale che sono altri temi caldi dei quali ti occupi anche attraverso il blog de lanostracampagna.org. Ci parli anche di questo?

“Purtroppo sono sempre di più le coppie che decidono di  separarsi e di divorziare e, come sempre accade quando un progetto di vita finisce, non sempre gli adulti coinvolti sanno affrontare il dolore e la delusione senza manifestare rabbia e spesso violenza, dimenticandosi che in questo modo fanno soffrire anche i figli. Non è raro infatti che molte madri, come anche i padri, comincino ad usare i propri figli per metterli contro il partner da cui si sono separati; li manipolano e gli fanno credere che non sia un buon genitore.Noi, invece, crediamo che sia indispensabile per i bambini e i ragazzi mantenere la relazione con entrambi i genitori anche se questi decidono di separarsi. Per questo crediamo che la legge 54/2006 sull’affido condiviso, ideata dal Prof. Marino Maglietta e stravolta in seguito in Parlamento, sia l’unica legge possibile e rispettosa dei bisogno dei figli. Invece molti giudici, con le loro sentenze, sembrano preferire la famiglia monoparentale e spesso emarginano la figura paterna. Il triste risultato è quello di rendere i bambini e i ragazzi, orfani di genitori vivi.Per quanto riguarda l’altro argomento relativo all’omogenitorialità ci vorrebbe molto tempo per capire cosa sta accadendo e come, anche in questo caso non si rispettano i bambini. Questi non chiedono di venire al mondo e sono Soggetti di diritto e non Oggetto di desiderio di adulti che, per natura, non possono procreare.L’essere umano proviene dal genoma (la prima cellula fecondata) ed è espressione del maschile e del femminile; quindi il bambino porta dentro di se’ la madre e il padre che hanno ruoli diversi, sono complementari ed entrambi quindi sono indispensabili per la sua crescita.Quando si propongono delle leggi bisognerebbe analizzare quali sono le ricadute e se danneggiano i soggetti più deboli, quelli che, come i bambini, non hanno voce in Parlamento.  Invece c’è una grande pressione solo per i diritti degli adulti e le loro esigenze”.

  • Il prossimo 27 maggio hai organizzato un convegno a Milano sul diritto di famiglia. Vuoi darci qualche notizia in più?

“Questo è il secondo convegno che organizza il Comitato che presiedo (maggiori informazioni si possono trovare sul nostro sito www.lanostracampagna.org) e non è facile coordinare tutto il lavoro da lontano. Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare e stimolare un confronto tra le varie figure professionali, che operano in ambito giuridico e legislativo, sul tema dell’affidamento dei figli. Crediamo sia importante continuare a tutelare i bambini e le loro famiglie anche attraverso la formazione delle varie figure professionali. Ci sono troppi bambini ad esempio in Italia che vengono sottratti (in base al parere di assistenti sociali e/o psicologi) ai loro genitori per i motivi più vari  e rinchiusi nelle cosiddette case famiglie; si parla di circa 50.000 bambini con una retta di circa 200 euro al giorno. Basterebbe un quarto di questa cifra da dare ai genitori per rendergli la vita più semplice ed evitare che vivano nella miseria insieme ai loro figli. Ma anche questo sembra un affare conveniente. Insomma il lavoro è ancora molto lungo e faticoso e in un mondo, dove gli adulti sono sempre più concentrati su se stessi e poco disposti ad impegnarsi, i bambini sono sempre più invisibili“.

  •  Quali saranno, dopo il convegno, i tuoi prossimi progetti?

“Di progetti ne ho sempre molti in testa, ma poi devo fare i conti con le mie forze e il mio tempo. Comunque mi piacerebbe organizzare, in qualità di responsabile della commissione famiglia del Com.It.Es, un convegno anche a Monaco sul diritto di famiglia e provare a riunire intorno ad un tavolo alcuni professionisti che, per vari motivi, seguono le famiglie bi-nazionali. Le  informazioni sulla legislazione locale sono ancora poco conosciute e spesso ci sono dei problemi, soprattutto in merito all’affidamento dei figli. L’ideale sarebbe quello di arrivare alla formulazione di leggi condivise per un diritto di famiglia europeo”.

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