” Vorrei fermarmi un attimo e scegliere il prossimo cammino da seguire…”

Ambra
Ambra Sorrentino – Becker, appassionata ed esperta di cinema, che ha vissuto tra Italia, Brasile e Germania, si racconta in questa intervista.
 Chi è Ambra?
 Non ci si conosce mai abbastanza. Rifacendomi ai grandi scrittori e filosofi, ci si conosce solo forse attraverso gli altri ed anche così solo alcune parti della personalità. Tutta la vita è una ricerca continua ma proprio questo è stimolante ed interessante e ci fa amare la vita.Io ho molta curiosità ed apertura mentale e non mi considero assolutamente arrivata ad una sponda. Ci sono ancora tante cose che vorrei imparare e tante cose che vorrei ancora fare.Comunque se mi chiedi così direttamente “chi sono“, ti potrei rispondere “il risultato delle esperienze vissute e riflettute“ ed il resto deve ancora venire e mi sorprenderò per prima a vedere come reagirò.
  • Tu hai vissuto in Italia, in Brasile e Germania: tre culture a confronto. Cosa hai assorbito da ognuna?
 Da ognuna ho assorbito tutto ciò che ho potuto. Sono una spugnetta nel bene e nel male ma il lato positivo forse è che rifletto molto su quel che mi capita e mi sforzo di capire e quindi riesco ad elaborare e sintetizzare le mie esperienze. L’Italia è dove sono nata e cresciuta, dove la mia lingua è di casa perché è lì che ho compiuto tutto il mio percorso di studi dalle elementari all’università anche se con interruzioni di permanenze in Brasile soprattutto quando ero piccola. E di queste permanenze ho ricordi di episodi fantastici ed avventurosi. Questo significa quindi i profumi, gli odori, i sapori e le esperienze infantili che ti formano. Però contemporaneamente già in quel periodo, poiché andavamo avanti ed indietro tra Rio e Napoli non mi sentivo completamente appartenente ad una sola cultura e già a quell’epoca sentivo spesso questa domanda in entrambi i paesi: „Ma tu di dove sei?“, insomma capivo che gli altri bambini mi vedevano diversa da loro. In Brasile sono le mie radici paterne che io dopo la laurea e dopo la morte di mio padre ho voluto rivitalizzare andandomene a vivere a Rio. Per me ha significato anche spensieratezza. Rio è una città meravigliosa che ti comunica una gran gioia di vivere, vibra di musica, luce e creatività e le persone sono disponibili ed ospitali. Qui in Germania sono venuta per amore. Mio marito bavarese mi ha „importato“ ed è qui che sono nati e cresciuti i miei due figli. Ho imparato molto ma al contrario del Brasile che esalta l’emotività e la spontaneità, qui bisogna entrare in schemi molto più regolati e formali. Tutto è molto più serio ed uniforme, poche sfumature, pochi compromessi: bianco o nero, poche vie di mezzo. Per me all’inizio è stato molto difficile ma con il tempo e scegliendomi le amicizie giuste, mi sono perfettamente integrata ed ho influito in vari settori culturali e sociali, conquistandomi i miei spazi e ricevendo in cambio anche molta stima e riconoscenza.
  • Proprio in considerazione di questo, che giudizio dai dell’attuale situazione riguardo ai massicci flussi di immigrati?
 Mah, da quando sono su questo pianeta non mi ricordo di avere mai assistito ad un simile fenomeno che esula da un qualsiasi flusso migratorio normale che c’ è sempre stato da che mondo è mondo. È una tragedia umanitaria che ci mette a confronto con i nostri egoismi, le nostre paure  ed i nostri istinti di sopravvivenza più che mai. Tutto questo è normale. Il problema è che da come reagisce una società in queste situazioni è che si vede a che punto essa si trova e quanto sia disposta a rinunciare ad un benessere – conquistato spesso a scapito di altri popoli e continenti – in nome dei due comandamenti “non uccidere“ o “ama il prossimo tuo come te stesso“.In fondo tutto è così semplice da capire, quello che succede e come mai succede. Ma se è così semplice da capire perché è così difficile trovare una soluzione?  E allora è legittimo chiedersi se l’umanità non sia ormai arrivata ad un punto di involuzione tale da programmare la sua autodistruzione e noi stiamo impotenti a guardare questo processo.
  • Sei appassionata ed esperta di cinema. Come è nato questo tuo forte interesse per il settore?
L’interesse per il cinema l’ho avuto sempre. E poi noi italiani amiamo molto quest’arte.
Anche nei miei corsi di lingua e cultura italiana ho fin dall’inizio  utilizzato il metodo audiovisuale, tanto a Rio, all’Istituto Italiano di Cultura, dove ho insegnato per tre anni, quanto in seguito alla VHS a Starnberg dove ho lavorato utilizzando spesso spezzoni di film.  Un giorno mi è venuta l’idea di parlare delle varie fasi storiche e sociali dell’Italia attraverso i suoi film. Proprio in quel periodo si era appena aperto il cinema Breitwand a Starnberg. Con questa idea sono andata da Matthias Helwig che aveva preso in mano il nuovo cinema e gli ho proposto il mio progetto di un cineforum di film italiani da proiettare una volta al mese con introduzione e discussione in lingua italiana. Non avrei mai immaginato che avesse tanta affluenza di pubblico. Al primo film della prima rassegna:  „Il gattopardo“ hanno dovuto aggiungere i posti a sedere ed è perfino stato pubblicato un articolo sull’iniziativa! Il cineforum esiste da tredici anni e continua ad essere ben frequentato da italiani e tedeschi.Poi ho cominciato ad organizzare rassegne cinematografiche italiane anche per il Circolo Cento Fiori che è un’associazione culturale che esiste a Monaco dal 1980.Ma non mi ritengo un’esperta di cinema, l’esperienza acquisita mi deriva dalla passione. Comunque mio nonno, allora immigrato in Brasile, in seguito ad una serie di casualità è stato il fondatore dell’Art Films, che per prima ha portato il cinema italiano in Brasile. Dopo la sua morte sono stati mio padre e mio zio a proseguire in questa attività di distribuzione ed ora mio cugino. Ricordo quando mio padre il fine settimana portava a casa le pizze per fare assistere mia mamma, mia sorella e me alle proiezioni dei film e ricordo anche quando mi consentiva, nel suo  ufficio, di entrare nella sala privata di proiezione, dove la traduttrice sottotitolava le pellicole.
 
  • Ambra e i grandi temi della vita: il Cristianesimo, la famiglia…Quale il tuo pensiero su questo?
Forse un poco ho indirettamente già risposto prima: La famiglia è importantissima, è per me la cosa più importante.
Quando sei piccola ti dà sicurezza e fiducia, questi sono i presupposti di una stabilità emotiva che più tardi ti consente di affrontare la vita in tutte le sue sfaccettature e creare rapporti di tutti i tipi.  Purtroppo io questo l’ho avuto solo in parte perché mio padre e mia madre vivevano separati e per di più in paesi divisi dall’oceano.
Ma anche questo ha influenzato le mie scelte di vita perché ho cercato di dare ai miei figli quello che a me era mancato. Il Cristianesimo è la base della nostra cultura. Non importa quanto siamo credenti o meglio praticanti, volenti o nolenti i valori che ci portiamo dentro o perlomeno dovremmo portarci dentro ci vengono da molto lontano. Purtroppo molti partiti o personaggi politici che si son definiti cristiani non hanno certamente rispettato l’insegnamento di quell’Uomo finito su una croce per aver detto la sua opinione contro i potenti di allora. Penso ai vari Pinochet e Videla ma la lista è molto lunga e la memoria corta! A Rio condividevo l’appartamento con un’amica che mi è rimasta molto cara. Lei non voleva far parte della comunità ebraica e non voleva mai frequentare la sinagoga con lo zio. Non riteneva importante identificarsi con la cultura e religione d’origine. Forse non glielo avevano di proposito inculcato i genitori che erano riusciti a sfuggire all’olocausto e diventare cittadini americani. Lo zio un giorno le disse: “Tu sei libera di fare e scegliere quel che vuoi ma ricordati che comunque fai o non fai sei e sarai sempre ebrea“.
  • Viviamo in una società che tende ad omologarsi verso i cosiddetto Pensiero Unico dominante: come vivi questa situazione e come ci si difende per poter affermare i propri valori se discordano da quelli, in qualche modo, imposti dal conformismo?
L’omologazione l’ho sempre vissuta male anzi l’ho sempre rifiutata e credo di continuare a farlo.
Non seguo la moda per esempio, compro solo quello che penso mi stia bene e mi piace, a volte però è difficile perché trovi in commercio solo quello che è “trendy“ e questo vale naturalmente anche per i pensieri.
Noi però viviamo ancora in una società che ci permette di esprimerci anche in maniera critica, certo non nella stessa misura e con la stessa forza in tutte le circostanze. Anche negli anni 70, quelli della ribellione, dopotutto c’era omologazione. Anche allora si era etichettati in base a ciò che si diceva, faceva, a come ci si vestiva.
L’unica maniera per difendersi dal conformismo è essere convinti di quel che si pensa e si fa, insomma crederci ed eventualmente essere anche disposti a pagare il prezzo dell’isolamento. Molta gente preferisce allinearsi al gruppo per non rimanere sola ed emarginata. Io personalmente preferisco avere poche amicizie con le quali sentirmi in sintonia.
  • Come è cambiata Monaco da quando sei arrivata rispetto ad oggi?
È cambiata moltissimo. Ci sono tante culture che si mescolano ormai nella città ed i monacensi hanno capito l’importanza e l’arricchimento proveniente da questa fusione.Io che apporto il mio contributo principalmente in campo culturale me ne rendo conto perché si è intensificato molto lo scambio tra italiani e tedeschi ed ha assunto una dimensione più libera da pregiudizi.
  • Ci parli dei tuoi prossimi progetti?
Te ne parlerò appena ne avrò qualcuno concreto.Il mio progetto attuale è di avere più tempo per tutti i miei amici sparsi per il mondo e per il mio nipotino che vive a Zurigo e voglio che impari l’italiano. Vorrei inoltre occuparmi di fiori, imparare a combinarli in tutti i modi, scrivere di nuovo poesie, conoscere nuovi paesi e nuove persone o semplicemente fermarmi un attimo per strada per orientarmi, guardare le varie direzioni per poi scegliere il prossimo cammino da seguire.
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