“Leonardo da Vinci”, una scuola dall’anima italiana…

Ogiugno2015 (3)riginaria di Vicenza ma trapiantata in Germania da oltre venti anni, cofondatrice e direttrice della scuola italo – tedesca  Leonardo da Vinci, una solida esperienza nell’ insegnamento. Chi è, in realtà, Patrizia Mazzadi?

E’ una signora  di origine veneta  che ha vissuto  gran parte della sua vita da adulta  in Germania. Sono stata per dieci anni a Berlino e da dodici vivo qui a Monaco. Quindi una lunga esperienza in questa terra. Ho frequentato l’università in  Germania, ho fatto un dottorato di ricerca  in lingua e letteratura in tedesco medievale e contemporaneamente ho lavorato in ambito pedagogico come insegnante; poi alla scuola europea come insegnante e coordinatrice di sezione. Lì è nata l’idea di questo progetto e dal 2013 sono in questa scuola che ho fondato con altre persone  e che dirigo.

Come mai la decisione di fondare addirittura una scuola?

Diciamo che gli anni trascorsi alla scuola europea ci hanno permesso di vedere che molte famiglie italiane non vi avevano accesso perché era riservata solo ai figli di chi lavorava in determinate agenzie  ben specifiche. Oltretutto non era possibile fare l’abbinamento tedesco italiano, ma solo italiano tedesco  con l’italiano come lingua dominante. Noi invece possiamo offrire anche questa combinazione che va molto  incontro alle  famiglie bilingui  con bimbi che hanno come prima lingua il tedesco perché sono nati e cresciuti qui con un genitore tedesco ma hanno comunque   l’italiano come seconda lingua  e in questo modo hanno la possibilità di praticarlo in maniera precisa e puntuale fin dall’ inizio.

Siete quindi stati pionieri di una vera e propria innovazione didattica?

In Baviera si. In Germania ci sono altre scuole come a Berlino, Stoccarda, Amburgo o Hannover.  A Berlino c’è la sperimentazione delle Europa Schule che offrono diverse lingue in binomio ma in Baviera non c’era. Si, siamo stati  noi in assoluto i primi. E’  chiaro che abbiamo studiato diversi modelli prima di creare  il nostro e trovare la strada migliore per avvicinare i bambini italiani alla lingua ed alla  cultura tedesca con amore, cosa fondamentale e, viceversa,  permettere a bambini tedeschi di imparare l’italiano perché è una lingua che noi riteniamo molto importante , una  cultura  millenaria,  ma che, forse, non si è sempre venduta molto bene negli ultimi cento anni. 

E’ cambiata Monaco e sono cambiati gli Italiani da quando lei è arrivata ad oggi?

Sicuramente  è  cambiato molto . Con l’inizio della migrazione italiana, dopo i patti del ’55, sono arrivate in Baviera   forze lavoro che avevano un basso livello di scolarizzazione ed  hanno riportato nel tedesco le difficoltà di partenza  che avevano nella lingua madre. Oggi ci troviamo a lavorare con tecnici, laureati, con ricercatori, quindi con persone che hanno grande alfabetizzazione culturale e linguistica e non sono intenzionati a  farla perdere ai loro figli.

Quindi, come scuola, lavorate anche per la conservazione dell’identità italiana?

 Assolutamente si. Se io sono contenta della mia identità posso perfettamente integrarmi nell’ ambiente che mi accoglie sia da un punto di vista linguistico che culturale. Se invece non sono né carne né pesce alla fine rischio di non essere  felice con me stessa e rischio anche di trovare difficoltà nella  strada da intraprendere. Va anche detto che proprio queste famiglie che arrivano con un  alto livello di scolarizzazione spesso non sanno il tedesco e non lo imparano necessariamente in maniera veloce  perché al lavoro usano l’inglese. In Baviera, se tu genitore non sei in grado di sostenere tuo figlio a livello scolastico, vai incontro a difficoltà perché il sistema è molto selettivo.

 

La richiesta di apprendimento delle lingue si sta orientando verso lo spagnolo mentre l’italiano subisce flessione, è vero o no?

 E’ stato sicuramente vero intorno al 2005/6 . Adesso, però,  tutto sembra essere rientrato. L’italiano è stato riscoperto. Uno dei problemi è che in Baviera l’italiano è terza lingua e viene studiato dall ’ottava classe in poi. Così in 4 anni di scuola  il livello che si raggiunge non è necessariamente sufficiente a garantire un prosieguo degli studi dell’italiano o in italiano. Viceversa le aziende sono molto interessate alla nostra lingua perché Italia e Baviera hanno molti scambi  commerciali.  Per cui il fatto che il francese continui ad essere seconda lingua nonostante la Francia non sia confinante, per esempio, è frutto di una scelta politica che è  maturata negli Anni Cinquanta in conseguenza di tutti gli eventi della Seconda guerra mondiale e che non è stata  più rivista come invece andrebbe fatto.

E’ soddisfatta del percorso che l’ha portata a realizzare il suo progetto di scuola?

 Si, sono soddisfatta anche se devo dire per assoluta correttezza che  lo “abbiamo” realizzato. Abbiamo un  enorme supporto dal Consolato italiano, abbiamo avuto un gruppo di lavoro molto determinato a portare avanti questo  obiettivo.  Quello che abbiamo raggiunto finora è valido ed è soddisfacente. Abbiamo ottimi rapporti con le autorità bavaresi ed un buon numero di alunni. Poi a noi interessa essere perfettamente connessi al territorio che ci circonda e non essere considerati o considerarci un’oasi più o meno felice all’interno di un Paese che ci ospita.

 Quali sono le offerte della Leonardo da Vinci?

La LdV offre 4 anni per il percorso primario e dall’ anno prossimo avrà la prima classe del ginnasio; è caratterizzata dal bilinguismo e quindi dalla presenza di tedesco e italiano quasi uguale, in percentuali che andranno poi a crescere. E’ a tempo pieno su concezione italiana con lezioni mattina e pomeriggio. Insegnanti madrelingua nella disciplina che insegnano in modo che i  ragazzi abbiano immediatamente un contatto linguistico importante con le docenti. L’anima della scuola è italiana. Per cui diamo molta attenzione al benessere del bambino che è, appunto,  un bambino e continuerà ad esserlo per diversi anni ancora. Possiamo permetterci delle classi piccole e seguire i nostri ragazzi individualmente. È una scuola inclusiva, sempre su esempio italiano, per cui abbiamo accolto bambini diversamente abili che hanno un programma individualizzato . Offriamo molti corsi nel pomeriggio di ampliamento delle conoscenze dei ragazzi per  cui abbiamo  sport, scacchi, arte ed attività ludiche perché è importante tenere conto anche di questo e,  si, siamo soddisfatti anche di quello che fino ad ora siamo riusciti a proporre…

Ultima domanda: il suo prossimo obiettivo qual è?

Quello  di riuscire a mettere in rete almeno  per Germania  e Svizzera tedesca le scuole che offrono italiano tra le scuole bilingui. Sicuramente è una cosa importante perché darebbe  maggiore solidità a tutti noi e permetterebbe la giusta dose di scambi,  informazioni  e buone pratiche . Un obiettivo a medio e lungo termine.

 

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