Intervista a Norma Mattarei, Caritas Monaco

Una grande professionista, una donna che svolge un lavoro difficile, per i risvolti umani che implica, ed una persona che riesce  a gestire situazioni al limite con uno sguardo pieno di umanità. Tutto questo emerge, con facilità estrema, dalle parole e dai  gesti della dottoressa Norma Mattarei, nel corso dell’intervista  fatta con lei.

Dottoressa  Mattarei, da quanti anni è a Monaco?

Ormai da circa 30 anni

E si occupa di?

Mi occupo, qui alla Caritas, di formazione degli adulti, nel campo dell’emigrazione. In particolare di stranieri che vogliono imparare il tedesco,  che si vogliono qualificare. Certo, in gran parte sono  italiani ma anche di altre nazionalità. Diamo vita a  tante iniziative e  realizziamo corsi come quelli sulla   formazione  rivolta a stranieri. Facciamo  anche corsi per  tedeschi  sulla comunicazione interculturale e facciamo anche assistenza sociale per italiani a Monaco.

E’ un campo ampio ed anche molto  stimolante, no?

Certo perché intanto si conosce la realtà e si ha la possibilità di aiutare le persone. Inoltre rappresenta la possibilità, importante,  di contribuire  a  migliorare le condizioni di vita di chi viene come straniero a Monaco

Cosa l’ha spinta a scegliere questo tipo di lavoro? Un settore nel quale occorre, per molti versi, anche tanto amore ?

Mi ha sempre interessato  aver contatto con le persone, lavorare nel campo sociale e poi il mio obiettivo è,  non tanto,  fare solo   lavoro di assistenza , anche quello anche ovviamente, ma soprattutto, rendendomi conto di quali sono  i problemi, le difficoltà,  cercare di cambiare le condizioni di vita anche a livello politico e migliorarle. Aiutare le persone perché possano inserirsi  ed integrarsi. Esiste quindi un interesse al campo sociale ma anche politico a trasformare la realtà sociale.

Dopo 30 anni e tante storie, il bilancio è positivo? Lei ha visto dei cambiamenti nel tessuto sociale e politico?

Si, ci sono stati dei progressi nel campo dell’integrazione. Mi ricordo che  quando sono arrivata io a Monaco c’erano delle iniziative in questo senso  ma a livello politico c’era l’idea che le persone,  tutte, si dovessero adattare o la convinzione che, prima o poi, sarebbero poi tornate nel loro Paese. Adesso c’è più l’idea dell’accoglienza.  E’ più o meno dal  2000 che si dice che la Germania è un paese di immigrazione. Ormai ci sono 16 milioni di persone che  hanno un background straniero. Una cifra enorme e ci si è , quindi, dovuti  confrontare con questa realtà . Penso che in questo senso, con tutto il lavoro fatto di base  e con tutte le iniziative che ci sono qui a Monaco, che comunque un piccolo contributo  lo abbia dato perché quando ci sono queste politiche di accoglienza maggiore, dietro c’è   un contesto sociale ed un lavoro  che è stato fatto in tanti anni. Penso ci siano stati molti miglioramenti, anche  rispetto alle  persone,  che oggi si impegnano di più. Questo  si è visto con la situazione dei profughi, ad esempio. Mi ricordo, all’inizio, era qualcosa di molto positivo il fatto di venire dall’Italia. Creava interesse e curiosità adesso invece, essendoci così tanti stranieri diventa un po’ tutta una massa di persone e gli italiani non vengono  magari visti come prima. Questa è la mia impressione.

Monaco quindi reagisce bene  alla massa di profughi arrivati negli ultimi mesi?

Si secondo me prevalgono le reazioni positive. In quel periodo, quello degli arrivi massicci,  sono andata io stessa in stazione. Volevo guardare con i miei occhi sia per interesse professionale che personale. E vedevo come le persone  reagivano con molta sincerità , autenticità ed entusiasmo. C’è questo clima positivo e questo secondo me prevale, anche politicamente. A parte la Baviera che ha una linea più conservatrice, la posizione a Monaco, anche quella della politica cittadina e del sindaco Reiter e i vari partiti qui rappresentati  è dire : queste persone vengono, dobbiamo aiutarle. Da poco abbiamo fatto un’ iniziativa con uno dei tre sindaci,  Stroebel, e lei pubblicamente ha detto che queste persone vanno aiutate e che  la città è in grado di farlo. Quindi anche politicamente prevale lo spirito positivo. Bisogna anche dire però che c’è chi reagisce in modo diverso. C’è anche ostilità e razzismo, ci son tante persone che si innervosiscono a vedere gli stranieri e gli stranieri stessi verso gli altri stranieri che arrivano. A loro sembra che tutto peggiori. Anche persone che sono venute da me per  consulenza hanno detto che si fa tutto per i profughi e temono non resti niente per loro.  C’è questa concorrenza anche perché c’è chi vive veramente in condizioni sociali molto precarie ed in povertà  e quindi diventa più difficile tutto .

 

Il livello degli italiani rispetto anche a solo 10 anni fa come è cambiato, se lo è?

Intanto vediamo che tanti giovani italiani che vengono, ci sono tantissimi diplomati e laureati. Prima venivano persone non qualificate. Adesso vengono anche quelle ma sono  molti di più i diplomati e i laureati. Spesso  le famiglie arrivano con figli già grandi e questi  hanno fatto spessissimo il liceo, mentre prima al massimo avevano frequentato  le medie; si il livello di istruzione è molto più alto. Solo che però  c’è il rovescio della medaglia: in Italia questi titoli non gli servono e all’inizio neanche qua. Molte persone qualificate vanno a finire in settori dove lavorano molto al di sotto della loro professionalità  per la difficoltà linguistica e poi diventa difficile inserirsi nel proprio campo.

E le donne? Come sono cambiate?

Quelle che conosco meglio sono le italiane. Rispetto al passato, sono molto più autonome. Spesso sono gli uomini ad essere indecisi mentre  le donne sono più pratiche e sono loro a decidere di restare qui.  Vedono tutti i vantaggi per se e per le loro famiglie. Hanno voglia di imparare il tedesco. Noi facciamo corsi di tedesco per donne. Ce ne sono tante, anche italiane che vengono e molte di loro sono intenzionate a restare, hanno anche qualifiche  e  tante vengono da sole. Anche tante donne immigrate in Italia dal Marocco  vengono poi a Monaco. Spesso  anche da sole o col compagno  e sono molto coraggiose , emancipate e riescono ad inserirsi bene.

Come riesce a conciliare, un lavoro per certi versi totalizzante, con la vita privata?

Devo dire che soprattutto in questo periodo è difficile perché abbiamo un afflusso enorme di italiani, stranieri, spagnoli ed  il lavoro si è triplicato. Adesso con Akademie der Natione, un mio progetto, quello che faccio è anche formazione dei volontari e le richieste sono centinaia e centinaia. Quindi  in questo periodo il lavoro lascia pochissimo spazio per tutto il resto.  L’importante è che in qualche modo si riesca a  conciliare il tutto. Ma è anche una fase straordinaria e poi tutto si sistemerà.

Quale libro ha sulla scrivania in questo momento?

Tanti ne sto leggendo e parallelamente. L’ultimo è stato : “La libertà come privilegio” di Domenico Losurdo. Una ricostruzione di come nella società  del  liberismo la libertà non sia mai esistita veramente se non per una classe privilegiata. Libro che mi ha colpito molto perché vale ancora oggi lo stesso discorso.

Ha un autore preferito?

Si. Mi piace tanto Robert Kurz, un teorico tedesco che si è occupato molto di teorie della crisi.

 

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