SiamotuttiAnna…

Cavolo, avevo dimenticato proprio le sigarette!  Stava venendo giù dal cielo un misto di neve e grandine. Il cielo era quello di Monaco di Baviera, Germania. Due gradi, tre di marzo ed io morta di freddo. Non proprio abituata a quelle temperature ed al quarto piano senza ascensore dell’appartamento preso in affitto.  Una lotta interminabile tra me e il mio vizio … Alla fine ha vinto la mia dipendenza dal fumo e non la ringrazierò mai abbastanza . Per l’incontro che mi ha regalato. Anna era seduta a terra, sulla Hoenzollernstrasse, nelle  vicinanze di un supermercato della catena Lidl .  Ce ne sono anche a Roma e in tutta Italia. Gente che esce, compra, riempie le borse, i carrelli di ogni ben di Dio e ritorna nelle proprie case a godersi il cibo abbondante e la cena. Gente che passa davanti a chi è seduto per terra con un cartello con su scritto : Ich habe hungher ” che vuol dire “ Ho fame”… Gente che neanche guarda a livello della strada e non registra chi si siede ad un piano più basso del proprio sguardo …

Eppure Anna era seduta proprio lì. Fuori da Lidl. A livello del marciapiede. Con un cartello con su scritto: Ho fame. Quella vera però. Quella che ti fa sentire, netto, il movimento delle budella che si torcono perché sono vuote. Perché non ricevono cibo da giorni.  Quando ho scritto il libro su di lui, la cosa che più mi ha colpito, detta da Capitano Ultimo è stata: “Quando fai l’elemosina a un povero, non limitarti a dargli una moneta. Guardalo negli occhi. E’ tuo fratello”. Una grande lezione. Da un grande uomo.  L’ho fatto. Mi sono fermata a parlare con quella donna che conservava ancora sul viso tracce di una bellezza antica. Ha 55 anni. Era  una professionista ed una intellettuale. Nella vita precedente. E’ bastato forse un giorno. Dapprima ha perso il lavoro. Dopo qualche tempo  è rimasta senza casa perché non ha più potuto pagare l’affitto. Ha cominciato a chiedere aiuto per ricominciare. Ha ricevuto indifferenza, fastidio, atteggiamenti scocciati. Lezioncine del tipo: ah, colpa tua se ti è capitato questo. Evidentemente sono stato più bravo se non è capitato anche a me. Vai a lavorare, chi ha volontà di farlo lo trova il lavoro. Anna ha provato ma nessuno l’ha voluta. Troppo vecchia per lavorare, troppo giovane per smettere e avere una pensione che lo Stato italiano non le ha concesso perché è sempre stata precaria anche se il suo contributo lo ha dato al mondo del lavoro. I lividi sull’anima hanno cominciato ad accumularsi. Ha iniziato a  sentire di non avere alcun diritto, a chiedere ogni cosa per pietà anche se le spettava. Ha capito che dava solo fastidio anche se rivendicava un suo diritto.  Ha cominciato ad abituarsi a sentirsi rispondere di no ed ha cominciato a trovare normale essere trattata male. E si è resa conto che nessuno le riconosceva la possibilità di possedere un’anima. Sei povera, non hai diritto ai sentimenti – era il messaggio che le arrivava da una società preoccupata dallo spread e non dall’essere umano – Accontentati se ti diamo una moneta per mangiare e non pretendere altro. Quelle come te non possono arrogarsi il diritto di reclamare l’uguaglianza. Hai un’anima dolente? Uno straccio di qualcosa dentro che ti fa male? L’unico male che possiamo riconoscerti è quello dello stomaco  se ti si torce ed elargirti  qualche centesimo per un panino così placherai i morsi della fame per un po’ e noi ci sentiremo anche generosi ed in pace con le nostre coscienze. Sempre lo stesso il messaggio che le arrivava. Sei povera? Non hai anima ma solo bisogno.  Eppure Anna un’anima ce l’ha eccome ed è migliore di quella di tanti altri che hanno un cospicuo conto in banca. Che tristezza per loro e quanta dignità e generosità in Anna. Avrei voluto moltiplicarla e farla salire su una cattedra universitaria per una lectio magistralis.  Altro che quel c … di Schettino! Viviamo, però, in una società dell’immagine ed Anna non è politicamente  corretta. Non fa parte dei vip.  Appartiene a quella schiera  di fantasmi ancora vivi, di quelle persone che non hanno altro luogo che i margini, i marciapiedi su cui sedersi e chiedere sopravvivenza. Affidarsi alla “generosità” di chi ti butta una moneta per comprarti un panino, se ti va bene. E sennò, mangi domani. Chi cazzo lo ha detto che devi riempirti la pancia ogni giorno, materialista che non sei altro? Pensa ai bambini che muoiono di fame in Africa.  E taci senza infastidire i passanti che percorrono velocemente la strada tornando dal lavoro, poverini, carichi dello stress di una giornata intera trascorsa a rispondere al telefono  e a cercare di comprendere il capo e le sue paturnie. Che sarà mai, lo stomaco che ti fa un po’ male perché è vuoto? E che cavolo, non riesci a sopportare neanche il minimo fastidio! Eppure se sei qui, a quest’angolo di strada, la colpa sarà anche tua, no?

No invece, sapete? Non c’è colpa nella povertà. Anna non ha voluto diventare povera, ultima, dimenticata. E’ successo come potrebbe succedere a noi, ognuno di noi, domani.  Eppure non le fa male lo stomaco. Quello ormai si è quasi abituato a stare vuoto e a contrarsi. Quello che le fa male  da morire è essere considerata un mucchio di carne, ossa , stracci e apparato digerente. Dietro quegli stracci ci sono due occhi, un cervello, un’anima.  Però nessuno gliele riconosce, nessuno pensa di parlarle, nessuno si ferma a guardarla oltre un nanosecondo.  Oggi l’ho sentita parlare in italiano e mi sono fermata. Mi ha raccontato tutto questo. Mi ha parlato dei suoi sentimenti, dei sogni che nonostante tutto conserva ancora  con coraggio.   Il bisogno economico non le ha ucciso l’anima  per fortuna. Anna mi ha regalato una lezione unica. Dovremmo avere un pezzo del suo coraggio e della sua anima. SiamotuttiAnna.

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